Non mi piace generalizzare ma la realtà che vedo è quasi sempre questa: tu hai un forte raffreddore con qualche linea di febbre e una fastidiose raucedine, probabilmente è una tonsillite vai dal medico di base e questo forse ti guarda la gola e poi ti prescrive degli antibiotici. Ci sono molti medici che fanno così, è la prassi. Se dici loro che vorresti evitare gli antibiotici ti terrorizzano dicendo che puoi farlo ma è rischioso per ciò che comporta l'indebolimento delle tonsille che sono le prime difese. Va bene accetti e come premio ti prescrivono anche cortisone.
Su questo modo di fare medicina contesto diverse cose. La prima che mi lascia perplesso e proprio non capisco è il perché un medico non si chiede o non chiede al paziente i motivi del malessere. Mi direte che se il paziente lo sapesse non andrebbe dal medico, ma sapete anche che è un obiezione debole. Il compito del medico è quello di ascoltare il paziente e cercare di capire la causa del male per trovarne la cura. Se io mi prendo un raffreddore è perché sono debole, non perché ho preso freddo e sono debole perché magari in quel periodo ho un'alimentazione sbagliata. A quel punto non ha più senso curare il raffreddore al massimo posso trovare sollievo con qualche rimedio naturale o evitare che diventi tosse insistente o sinusite. Un fisico sano non si ammala anche se si sfidano acque gelide nudi. Un medico di solito non ti chiede se sei stanco, stressato, se dormi poco, come va il lavoro o la famiglia, se hai una dieta equilibrata o se fai esercizio fisico, per lui sono cose non interessanti, ma invece sono importantissime. La seconda cosa che ritengo scandalosa è la prescrizione di medicine come fossero caramelle. Sappiamo bene che ogni pasticca ha delle controindicazioni e allora perché se ne fa un uso esagerato? Prima si risolve la causa, (vedi sopra), poi i rimedi naturali, acqua e limone, latte caldo con il miele, stare al caldo e al riposo e magari mangiare poco, e per ultimo le medicine . C'è chi dice che sotto ci siano gli interessi delle case farmaceutiche che spingono i medici a prescrivere medicine a fronte di regali. Se è così è ancora più triste. La terza cosa che mi urta è il rapporto che si instaura fra medico e malato: una prassi, una routine, una relazione che si ripete sempre con gli stessi metodi, le stesse parole e le stesse azioni. Si va dal medico, si fa la fila, si aspetta e magari ci si spazientisce anche se non si litiga con qualcuno che ci passa davanti e alla fine si ripete quella interazione fredda come di un correntista che va in banca a fare un prelievo dal cassiere.
Chissà se mai andremo dal medico e solo per il fatto di andare lì ci sentiremo meglio.
lunedì 18 marzo 2013
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