domenica 10 marzo 2013

FAR LEGNA

Bene, per questo inverno ho finito di tagliare legna. Ora devo spaccarla e tagliarla a pezzi, ma quello lo posso fare quando ho tempo mentre tagliare gli alberi bisogna aspettare la luna giusta. C'è chi dice che non conta niente la luna, io ci credo, sull'argomento sarebbe da leggere il libro di Lars Mytting "Hel ved", ma io non so il norvegese (è stato pubblicata anche in inglese).

giovedì 7 marzo 2013

SALVATORE SANSONE

Sono un ascoltatore della radio da moltissimo tempo. Ascolto spesso Radio Radicale, negli anni 90 seguivo "Suoni e Ultrasuoni" con le cuffiette dal walkman quando facevo il turno di notte in fabbrica perché ascoltare una cassetta o un cd si consumavano troppe pile, poi mi piaceva "Golem" di Gianluca Nicoletti, prima ancora quando ero piccolo "L'aria che tira" sempre su Radio Rai. Mi piaceva ascoltare Giannino su Radio 24 prima del master a Chicago oppure lo "Zoo di 105" che rimane sempre e comunque un programma simpatico ancorché irriverente. Fabio Volo su Radio Deejay era la passione di mia moglie e non disdegno, soprattutto per trovare sdegno, l'ascolto di Radio Maria che si prende ovunque.
Ma fin qui ho scritto di trasmissioni e conduttori che tutti possono ricordarsi. Altro invece è ricordarsi di chi alla radio interviene da ascoltatore. Io stesso ho chiamato più di una volta la radio per intervenire e mi è capitato anche di parlare in diretta. Di solito è difficile, la voce si spezza, le parole non escono, si è imbarazzati, ma comunque ci si ricorda per qualche secondo il nome di chi interviene e poi basta.
Ma c'è una persona che per me è un mito: Salvatore Sansone da Termini Imerese.
Di solito interviene a Radio Radicale, ma l'ho sentito anche alla trasmissione su Radio 2 di Forbice. Non l'ho mai sentito dire una parolaccia, mai alzare il tono, dice sempre le cose che pensa con riserbo e chiarezza, non offende mai nessuno e si presenta sempre: "sono Salvatore Sansone da Termini Imerese..."
Propongo Salvatore Sansone Presidente della Repubblica!

martedì 5 marzo 2013

I FOSSILI DELLA SCUOLA PUBBLICA

Faccio il bidello da quasi 10 anni. Ho lavorato in diverse realtà, dagli asili alle scuole superiori ed ho constatato che esistono dei fossili umani nella scuola pubblica.
Sono persone che lavorano per decenni nello stesso luogo con la stessa mansione e che si sono integrate anima e corpo alla struttura scolastica e la sentono come una loro proprietà a prescindere dal ruolo che svolgono e spesso più bassa è la mansione più si sentono responsabili. Si comportano quindi come se tutto quello che riguarda la scuola riguardi loro stessi nel più intimo perché la vita scolastica è diventata parte integrante della loro vita personale. Molto spesso queste persone ricevono in servizio la visita dei loro consorti o familiari, segno che il loro luogo di lavoro è anche la casa della loro famiglia, li presentano ai colleghi e ne parlano in continuazione riferendosi a quest'ultimi con il nome di battesimo proprio come si fa a casa quando si parla di un parente.
La cosa che riesce loro meglio è criticare i colleghi, se più giovani e a tempo determinato meglio ancora, perché non svolgono il lavoro come lo svolgerebbero loro perché sono convinti che ripetere per le stesse abitudini e gli stessi movimenti li abbia resi dei lavoratori modello. Invece è esattamente il contrario, proprio la consuetudine e la ripetitività dei movimenti nella svolgimento delle loro mansioni li hanno resi di ristrette vedute e senza esperienza.
La loro presenza fisica costante nel tempo rispetto al personale precario della scuola che va e che viene cambiando in continuazione, li fa sentire indispensabili. Sono convinti che senza di loro la scuola non possa funzionare. Generalmente fanno pochissima malattia proprio per non sfatare questo mito.
Nella maggior parte dei casi sono del luogo in cui lavorano (del nord) e ce l'hanno a morte con quelli che, provenendo da lontano (il sud) hanno esigenze personali e lavorative diverse dalle loro.
A differenza dei fossili minerali questi non si possono tenere sul davanzale.

domenica 3 marzo 2013

SONO UN CICLOPENDOLARE


Da quando risiedo nel feltrino sono un pendolare della bicicletta, cioè vado a lavorare in bici, estate e inverno, se il tempo non è pessimo. Sono fortunato che il luogo in cui abito da quello in cui lavoro dista solo 8 km e faccio orario continuato quindi vado e vengo una sola volta. Condivido l'originale idea di mobilità di Barbieri, Fiabane e Sommavilla che prevede anche una ciclabile su strade secondarie esistenti Belluno-Feltre. Gli amministratori del bellunese dovrebbero fare, è finito il momento del pensare, i progetti ci sono e la volontà dei cittadini anche. Nel frattempo però chiedo un po' di considerazione per chi, come me, tenta di fare a meno dell'automobile almeno per andare al lavoro. Agli automobilisti chiedo: di sorpassare le biciclette passando alla larga senza sfiorarle (i ciclopendolari sono sempre da soli e occupano poca carreggiata), di alzare gli abbaglianti di notte quando arrivano da dietro e di abbassarli quando provengano di fronte (io uso fanale e giubetto catarinfrangente), di provare ad usare mezzi alternativi all'auto, se possibile. Alle amministrazioni locali e a chi gestisce le strade chiedo: di pulire le strade dalla neve e ora, dal ghiaino dell'inverno (pericoloso anche per le moto), di chiudere le buche e spianare i tombini, di tagliare i rami degli alberi e le erbacce che sporgono sulle strade e infine, di fare piste o strade destinate ai ciclisti. Ricordo la possibilità del doppio senso “limitato” alla bici nelle strade a senso unico (prot. 6234 del 21/12/2011 Ministero dei Trasporti).

sabato 2 marzo 2013

MIAMI HEAT HARLEM SHAKE

Non solo cose serie o semi-serie, anche qualche stronzata con un po' di musica... starting fromTHE BIRDMAN!!!


CARCERI

Dal libro Casaleggio, Fo, Grillo "Il Grillo canta sempre al tramonto" riporto questo pezzo che riguarda le carceri:

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DF ...Qui va ricordata la battaglia di Marco Pannella a favore dello svuotamento delle carceri ridotte in condizioni terribili a causa del sovraffollamento disumano (140 detenuti ogni 100 posti, un totale di 66685 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 46795, secondo il Nono rapporto nazionale sulle condizioni dei detenzione “Senza dignità” stilato dall'Associazione Antigone nel 2012). Quello delle carceri è un tema che sta molto a cuore a me e a Franca, da sempre. Sono stato a San Vittore qualche giorno fa. Persino la direttrice del carcere e le guardie si mostravano indignate per le condizioni in cui dovevano operare.
Ho visitato anche carceri all'estero, in Svezia e Norvegia. Entrare in una prigione di quei paesi è come entrare in un altro mondo. Scopri che esiste un'umanità anche nelle galere, se sei in una nazione civile, naturalmente.
In Italia chi gestisce la tua carcerazione pare goda della tua sofferenza. E non è grave il fatto che tu sia dentro quattro mura, che abbia poca aria, che ti brucino le lettere e non te le facciano avere, che ti impongano sempre crudeltà inutili e via dicendo. Il problema è che ti mortificano, ti umiliano facendoti precipitare in uno stato di assenza d'identità. Così non c'è da meravigliarsi che i detenuti si impicchino o si infilino in testa una sacchetto di plastica per suicidarsi. Li tengono in quattro dentro una stanza che è per una persona singola, con il cesso lì a tre passi, un buco nel pavimento. Questa è la rieducazione del detenuto all'italiana. Che civiltà è quella che non rispetta la dignità di una persona? La gente non sa di quest'inferno, non sa a che punto si sia arrivati.
BG Non se ne occupa perché nell'immaginario collettivo il delinquente è un essere da eliminare.
GC Sul problema carceri abbiamo fatto informazioni in questi anni. La nostra idea non è discutere di cosa succede nelle carceri, ma diminuirle. Questo è il nostro obiettivo.
DF Si, ma prima di cercare di abolirle devi arrivare a dire alla gente cosa succede lì dentro. La gente non lo sa.
GC Se tu togli dalla carceri tutti coloro che hanno compiuto reati amministrativi, tutti coloro che oggi sono soggetti alla legge Fini-Giovanardi, tutti coloro che non sono pericolosi, quanti detenuti rimangono? Se poi togli anche gli extracomunitari e consenti loro di scontare la pena a casa, vicino alla famiglia, agli amici, quanti ne rimangono?
DF La soluzione del problema delle carceri è certamente svuotarle ma, insisto, bisogna cominciare a far sapere che cosa succede oggi al loro interno.
GC Noi abbiamo pubblicato un libro con Rizzoli, un libro sulle morti in carcere, La pena di morte italiana. E' un libro terribile, difficile leggerlo fino in fondo. L'hanno comprato molte persone in rete, non è successo niente. Io penso che l'italiano sia sostanzialmente indifferente ai problemi delle carceri fin quando non lo toccano direttamente. Se elimini il carcere, non c'è più il problema.
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giovedì 28 febbraio 2013

TURISMO NON INDUSTRIA

Ha ragione il mio esimio collega Commendator Rolando De Filionde: se l'industria non va è inutile continuare a spingerla, non possiamo continuare a pagare gli operai in cassa integrazione o in mobilità se non c'è lavoro e dare aiuti di stato alle industrie in perdita, in un paese come il nostro dobbiamo puntare sul turismo.
Ha perfettamente ragione e non ci vuole poi tanto a convertire la mano d'opera dalla fabbrica alla ricezione turistica, tutti gli italiani hanno un'innata ospitalità nell'anima, molti italiani per arrotondare o in gioventù hanno fatto lavori legati alla ristorazione alberghiera, siamo tutti operatori turistici dentro.
Penso al vantaggio che ne trarremo tutti: basta industrie inquinanti e lavoro alienante, orari di lavoro più flessibili, maggiore attenzione per l'ambiente perché diventerebbe il centro della nostra attività produttiva. Se poi rendiamo le nostre città e i centri urbani a misura d'uomo con ciclabili e mezzi pubblici, le colleghiamo con treni e utilizziamo le vie fluviali, pensate a quanto bello sarebbe vivere e lavorare in questo paese.